Penso che la velocità sia il prodotto di un numero infinito di brevissime corse intervallate da un numero ugualmente infinito di invisibili soste e dalla loro istantanea durata. Se, per assurdo, si potessero eliminare le soste, qualsiasi distanza sarebbe percorribile all’istante.
A un’ingiusta disuguaglianza è preferibile un’ingiusta uguaglianza la quale è però superabile da una giusta disuguaglianza che, a sua volta, può venire superata da una giusta uguaglianza. Ma una giusta uguaglianza è almeno per ora, il massimo dell’utopia.