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SPERANZA LONTANA

Aspergersi
Di interlocuzioni bifrontali
Per dare un’assenza
Colorita
Di presenza lontana.
Non l’accetterò mai
Sino a quando
Il concetto dell’io
Sarà quello del noi.
Una doppia lingua
Mi ha trafitto il cuore
Con l’innocente perfidia
Dell’incoscienza.
Sul mio tronco di marmo
Affonderò di nuovo
Nello stagno dei
Pensieri personali.
L’oppressione infida
Dei ragni vermicolori
Che scorrono nelle vene
Timpandomi nelle tempie stanche
Con la forza di un uragano
Tronfio di vittorie
Mi uccide lentamente.
Nella gola
Un catafalco di sangue
Che venero
Come un dio pagano
Mi mozza il respiro.
A che può servire
L’alito d’un pensiero sofisticato
Se affoga nel fango
D’un qualunquismo presente
Anche al mio fianco?
Non vi sono speranze.
Mi aggrappo,
con la disperazione di chi
ha perso l’ultima alternativa,
ad una speranza lontana,
vicina, ignota, limpida e proterva
come una mente di domani.
Ah, assassini dei giorni importanti
Si pagherà con l’oblio
La colpa
Dei non far niente.
Non ho più debiti.
Una palla in testa
Pagherà il solo
Che ho con mia madre
Senza che lei
Ne riceva il saldo.
Dovrei dormire,
la testa mi scoppia,
il cuore vuole emigrare
da compagnie più sicure.
Poi torna
A rifugiarsi nel petto.
Sa
Che fuori
Ci sono solo nemici.

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