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La sensazione che il ritorno sia più breve dell’andata è comune in moltissime manifestazioni della nostra esistenza, al punto che tutti abbiamo la percezione, da noi considerata illusoria, che invecchiando il tempo trascorra più velocemente. In realtà, la sensazione che il tempo passi, ci viene data dalle nozioni che il nostro cervello elabora e la nostra memoria immagazzina. I nostri neuroni trasmettono le relative informazioni dandoci così una cronologia degli avvenimenti. Più è numeroso il numero dei neuroni, e più sono complete ed esaurienti sia le informazioni che gli avvenimenti, dandoci una sensazione più ampia e lunga dello spazio temporale. Da giovani questa facoltà è più completa e più articolata, in quanto il numero dei neuroni è maggiore mentre, col trascorrere dell’età e la susseguente rarefazione delle sinapsi, le funzioni temporali consapevoli si diradano e la consequenziale schematizzazione degli eventi dovuta ad una sorta di specializzazione neurotica, ci dà la sensazione che il tempo vada velocizzandosi. Praticamente la consapevolezza di vivere ci è causata dalla correlazione tra neuroni data dalle sinapsi diradandosi le quali si diradano anche gli spazi di consapevolezza temporale e pertanto il tempo si accorcia.

O almeno così pare.

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