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Per Kierkegaard la pena era un castello feudale dal quale ogni tanto si librava per afferrare la sua preda. La mia non ha nulla di fastoso, non è neppure un vecchio edificio fatiscente, in verità non è neppure visibile, è solo uno stupido, piccolissimo anaerobio che si limita a divorare le indifese cellule della mia speranza con costanza allucinante, senza che nessuno possa fermarlo.

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