Per comprendere meglio la relatività del tempo potremmo aiutarci immaginando uno spazio di spazio percorso da un asteroide in un secondo, in un minuto, in un’ora o in un giorno. La distanza percorsa sarebbe comunque insignificante e non muterebbe nulla del proprio nulla come del nulla di ciò che lo circonda.
Ci stupiamo per quelle che definiamo scoperte, identificandole ogni volta, come una sorta di invenzione mentre non si tratta altro che l’aver abbattuto una sezione infinitesimale di quella parete che da sempre preserva e protegge la nostra ignoranza, evidenziando solamente qualcosa ch’è comunque già preesistente.
Una teoria vuole che la domesticazione del cane, sia avvenuta per l’istinto materno di qualche donna primordiale che, intenerita da un cucciolo abbandonato, lo abbia allevato rendendolo domestico. Io presumo invece che l’evoluzione dell’amico dell’uomo, sia avvenuta in un altro modo e sia maturata progressivamente attraverso una tacita convivenza, durata migliaia di anni e originata da una condizione logistica inconsciamente volta alla sopravvivenza reciproca, che ne agevolava il processo. Quando l’uomo ha iniziato a consolidare la realizzazione di agglomerati stanziali, il cane ha tratto molteplici vantaggi da questa stretta vicinanza potendo soprattutto fruire degli avanzi alimentari e di un’indiretta protezione da parte della comunità. La concomitante predisposizione di qualche elemento del branco ad ululare o ad abbaiare, nel caso vi fosse qualche eventuale pericolo o semplicemente una presenza estranea, ha completato il processo di selezione naturale assegnandogli il ruolo di guardiano nel senso più completo del termine. Certamente nei millenni, per molte tribù umane, la presenza di un cane ha voluto dire sopravvivenza.
Analizzandone i risvolti, la morte cerebrale, intesa come tale non esiste ciò perché in ogni individuo è solo il cervello a vivere mentre il corpo può solamente esistere. Pertanto la morte cerebrale è la morte dell’individuo ed in caso contrario può solo definirsi una condizione di coma.
Grano di sale Piuma di cigno Filo d’erba verde Essiccato in attesa Tappeto di sogni Popolato Di un nulla importante. Una goccia di pioggia Dalla forma di lacrima Bagna Il tuo deserto. Nascono fiori. Li porta via il vento. Nascono frutti Li essicca il sole. Nascono baci. Svaniscono Al lieve sussurro Di un pensiero. Conosco I tuoi incubi notturni. Conosco La tua antica Tristezza bambina. Conosco la risposta Ai tuoi mille perché. Il tuo pugno Stringe Il ramo reale Dai frutti trasparenti. Oblio illusorio. Dietro la siepe Dei pensieri Vedo sete di vero Sete di stabilità coerenti Sete d’amore Ma l’acqua che bevi
Ha il sapore del sale Sul letto di foglie Che hai costruito Per dormire coi sogni Non vi è posto per due. Dietro la Coltre di nubi Sei un raggio di ombra Che mi dona calore Che mi implora la resa Che cerca la fuga. I tuoi occhi Invocano l’aiuto che La bocca rifiuta. Ti illudi che l’eco Delle mie parole Possa renderti sorda. Ti illudi Quando credi Di voler respingere L’ultima carezza. Non temere il calore del gelo Non renderà Il tuo cuore Più triste.