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VITA

Oggi
è giunto un mulo alato
senza preavviso.
Si è fermato
sul mio davanzale
col suo carico di aghi
e di fori.
Ho capito perché
la mia bocca
ha il sapore del petrolio
ed ho iniziato a scavare
per trovare le basi
della collina del tempo
ove mi ero seduto.
Un uomo di sabbia
si scioglieva al sole
lasciandomi nascere
da solo.
In un giaciglio ignorato
fatto di pruriti
ho imparato
che poteva essere dolce
pure il sapore del sale.
Il canguro rosa
che mi portava lontano
si è azzoppato
ed ho camminato da solo
su pavimenti di segatura
contendendo il cibo
a formiche d’asilo.
Il giocattolo verde
si è spezzato
al primo inverno
ed ho imparato
che si può giocare
anche con lo specchio.

Il cavallo a dondolo
è sceso dal trono
e scuotendo la criniera
mi ha detto
che il suo nitrito è di legno
poi è tornato in soffitta
a nutrire i miei tarli.
Mi sono aggrappato
all’ultimo capezzolo
di un nano e ho bevuto veleno.
Il treno del mattino
è giunto in ritardo
portandomi
una bilancia falsata
e due pesi.
Ho iniziato.
Il bianco cigno
che mi narrava le fiabe
è divenuto
un’oca gobba e grigia.
Oggi si invertono le parti
e lei crede di volare.
A volte mi sono fermato
sulle rive
di una ferita piagata
per bere esperienze.
La luna
e le stelle sono diventate nere
invidiando il sole
e l’hanno lasciato al buio.

Le rondini
sono volate in alto
per spezzare
il filo di seta
che le teneva
in cielo.
Una volta
mi sono pure fermato
per ascoltarti un attimo.
Ed ho gettato un seme
nel tuo deserto
dove mi dicono
che oggi
vi è una foresta.
Non vi è più spazio.
Il buco
apocrifo
ha già perso le ali
fatte di trasparenza
ed è rimasto sul tronco
con solo
qualche zampa
maldestra
e molti rimpianti.
Ho scelto da tempo
il mio pezzo
di cielo
e vi hanno messo un’ombra
a tenermi il posto.
Ho tolto
le maschere
che mi hanno donato
ed ho provato vergogna
perché ero nudo.
Ora turbe di topi
dal pelo grigio
mi rosicchiano i calcagni
fatti di gloria dolciastra
trasparente.

Vedo stringersi
le pareti già strette
mentre il soffitto
si allontana
in cerca di riposo.
Ed affondo
in un mare infantile
guardando le mani
che non afferro
per odio alla pietà.
Oggi il mio sguardo
fissa
una parete bianca
coperta di candele.
Ricordo.
Gli umori del cimitero
hanno reso fertile
il mio campo.
Ed ora
gruppi di scheletri
mi girano intorno
cantando in silenzio.
Giungerà
il giorno in cui
cadrà anche l’ultima maschera.
Potrò chiudere gli occhi
senza preoccuparmi
di dover riposare.

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