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vecchio e giovane15

Nello stesso arco di tempo, un individuo giovane può realizzare molto più di quanto non gli riuscirà di fare quando diventa più anziano. Praticamente, anche se il tempo individuale è lo stesso di quello universale e la velocità di esecuzione è uguale, il giovane è in grado di realizzare di più. Ciò accade perché, in tutti noi, la percezione del tempo e pertanto dell’esistenza è data dagli interscambi che sono intercalati da micropause e che avvengono tra i neuroni tramite le sinapsi. Invecchiando i neuroni hanno maggiori difficoltà a trasmettere gli impulsi e pertanto le micropause si dilatano restringendo sempre più gli impulsi di connessione. Essendo, la consapevolezza di esistere, dataci dal susseguirsi del tempo che a sua volta è percepibile solo tramite il pensiero, è ovvio che, quando le sinapsi sono inattive, si interrompe il processo di comunicazione ed in quegli attimi la nostra consapevolezza cessa di esistere. E’ pertanto per questo motivo che il tempo individuale differisce da quello universale ed è sempre per questo che i tempi di un anziano differiscono rispetto a quelli di un giovane. Nello stesso arco di tempo universale le micropause dell’anziano si fanno sempre più ampie e pertanto, pur essendo uguale lo spazio temporale, diminuisce quello della consapevolezza, accorciando di fatto il suo tempo personale. Durante il proprio tragitto vitale, ognuno di noi accorcia progressivamente i propri spazi di consapevolezza vivendo giornate che, a tutti gli effetti, per noi sono sempre più brevi.

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