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Un volto,
un volto e un palpito insieme.
Poi la piccola colomba col messaggio cifrato
andrà al molo
senza che l’occhio ormai spento
sveli il mistero.
Così
sarà l’ultimo giorno.
02 domenica Ott 2016
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Un volto,
un volto e un palpito insieme.
Poi la piccola colomba col messaggio cifrato
andrà al molo
senza che l’occhio ormai spento
sveli il mistero.
Così
sarà l’ultimo giorno.
04 domenica Set 2016
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VERMI
Vermi striscianti
timorosi di luce.
Arena bucata
nido di tombe.
Sguardi consunti
nati ciechi.
Braccia protese
verso spazi vuoti.
Mani stringenti
sabbia incolore.
Granelli morti
di vite remote.
Canne vuote
tubi di metallo
gabbie che
non urlano neppure
senza coscienza
prigioniere di se stesse.
Rondini bianche
false meteore
danno miraggi
chiusi in un pugno
ma non compresi.
Albe nuove
ricalcanti sempre
con tinte diverse
tempi antichi
non migliori
di tramonti eterni.
Tutto ciò resta.
Testimonianze
inutili anch’esse ad aprire
anche tardi
un buco nel vuoto
per guardarvi oltre.
24 mercoledì Ago 2016
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Alcuni si sono posti il dilemma se fosse stato Dio a creare l’uomo o l’uomo a creare Dio. Mi pare quasi si sia ricalcato il dilemma dell’uovo e della gallina che in verità dilemma non è perché naturalmente l’uovo è solo una sorta di processo biologico condensato tra le pareti ristrette e temporali d’un guscio, destinato a dare origine ad un pulcino che raggiungerà successivamente la dimensione della gallina.
Se alla gallina venisse concessa la possibilità di evolversi, progressivamente, attraverso vari stadi evolutivi, avrebbe buone probabilità di trasformarsi in qualcosa di cerebralmente simile ad un essere umano, in grado pertanto di dare origine anch’essa ad una religione ed essere inevitabilmente costretta a creare Dio.
31 domenica Lug 2016
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LI PRENDEREMO PER MANO
Non ci credono.
Cornacchie avulse
coperte di tegole
luccicanti
senza suoni intimi.
Resterà un fazzoletto bucato
ma sarà di seta.
Resteranno diamanti
coperti di vetro opaco
come stelle polverose
fuori tempo.
Resteremo noi
a prenderli per mano.
17 domenica Lug 2016
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VITA
Oggi
è giunto un mulo alato
senza preavviso.
Si è fermato
sul mio davanzale
col suo carico di aghi
e di fori.
Ho capito perché
la mia bocca
ha il sapore del petrolio
ed ho iniziato a scavare
per trovare le basi
della collina del tempo
ove mi ero seduto.
Un uomo di sabbia
si scioglieva al sole
lasciandomi nascere
da solo.
In un giaciglio ignorato
fatto di pruriti
ho imparato
che poteva essere dolce
pure il sapore del sale.
Il canguro rosa
che mi portava lontano
si è azzoppato
ed ho camminato da solo
su pavimenti di segatura
contendendo il cibo
a formiche d’asilo.
Il giocattolo verde
si è spezzato
al primo inverno
ed ho imparato
che si può giocare
anche con lo specchio.
Il cavallo a dondolo
è sceso dal trono
e scuotendo la criniera
mi ha detto
che il suo nitrito è di legno
poi è tornato in soffitta
a nutrire i miei tarli.
Mi sono aggrappato
all’ultimo capezzolo
di un nano e ho bevuto veleno.
Il treno del mattino
è giunto in ritardo
portandomi
una bilancia falsata
e due pesi.
Ho iniziato.
Il bianco cigno
che mi narrava le fiabe
è divenuto
un’oca gobba e grigia.
Oggi si invertono le parti
e lei crede di volare.
A volte mi sono fermato
sulle rive
di una ferita piagata
per bere esperienze.
La luna
e le stelle sono diventate nere
invidiando il sole
e l’hanno lasciato al buio.
Le rondini
sono volate in alto
per spezzare
il filo di seta
che le teneva
in cielo.
Una volta
mi sono pure fermato
per ascoltarti un attimo.
Ed ho gettato un seme
nel tuo deserto
dove mi dicono
che oggi
vi è una foresta.
Non vi è più spazio.
Il buco
apocrifo
ha già perso le ali
fatte di trasparenza
ed è rimasto sul tronco
con solo
qualche zampa
maldestra
e molti rimpianti.
Ho scelto da tempo
il mio pezzo
di cielo
e vi hanno messo un’ombra
a tenermi il posto.
Ho tolto
le maschere
che mi hanno donato
ed ho provato vergogna
perché ero nudo.
Ora turbe di topi
dal pelo grigio
mi rosicchiano i calcagni
fatti di gloria dolciastra
trasparente.
Vedo stringersi
le pareti già strette
mentre il soffitto
si allontana
in cerca di riposo.
Ed affondo
in un mare infantile
guardando le mani
che non afferro
per odio alla pietà.
Oggi il mio sguardo
fissa
una parete bianca
coperta di candele.
Ricordo.
Gli umori del cimitero
hanno reso fertile
il mio campo.
Ed ora
gruppi di scheletri
mi girano intorno
cantando in silenzio.
Giungerà
il giorno in cui
cadrà anche l’ultima maschera.
Potrò chiudere gli occhi
senza preoccuparmi
di dover riposare.
10 domenica Lug 2016
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FALCHI
Falchi superbi
scomparsi con le loro illusioni,
verità finite.
Cavalieri coraggiosi
pasto di vermi
o solo vecchi imbelli.
Leoni ruggenti
divorati da branchi
di pecore lanute.
Ed ora il vuoto
resta
e non canta neppure
gesta passate.
Pace senza ideali
più distruttrice
di mille terribili guerre
vissute con l’ardore
delle sciocche illusioni.
Falchi superbi
tentando di fare
un mondo migliore
vi è stata donata la morte
e a noi avete lasciato
soltanto l’orgoglio
di essere vili. 1/6/70
03 domenica Lug 2016
Posted in Poesia
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SPASIMO
Il pennello del cielo
vergava
i suoi bagliori.
Tra
svastiche di fango
nel sussurro dell’incesto
strangolavano
l’intermezzo.
Ed ora
tra vagiti
di consapevolezza
lo spasimo…
si addormenta.
26 domenica Giu 2016
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D.N.A.
La nave del tempo rotondo
ha varcato
il foro del cielo.
C’è chi dice che vola
ma i barattoli di carne
possono solo
precipitare.
La sedia impagliata
ha salutato
il mestolo di rame.
Fine del periodo
agreste.
La spina e la lancia
hanno lanciato la sfida.
Si muore per entrambe.
Il colle
è colmo di croci e
i parenti brindano
all’anno nuovo
testimone di
nuove vecchiaie.
Le lancette dell’orologio
girano indietro
ma il sole non torna.
La clessidra
galleggia
nelle acque salmastre
del letto confinante.
Seni lucidi
ed occhi di città
sospese
su baratri deformi.
Instabilità
di coerenze remote
vacillanti
su labbra socchiuse.
Cateratte
figlie di
improvvisazioni.
L’alba reclina il capo
cosciente figlia
dell’ultimo tramonto.
Il viaggio continua.
19 domenica Giu 2016
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LIBERTA’
Canto muto
di leggi metafisiche
senza confini
colpito a morte più volte
non muore mai.
Riposa soltanto.
A volte.
12 domenica Giu 2016
Posted in Poesia
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CARIATIDE
Cariatidi di fango
basi di strutture arcane,
rielaborazioni di pensiero
senza forme apparenti
su baratri informi.
Tra voragini infinite
di tradizioni remote
il ricordo dimentica
di salvare
se stesso.
In un turbine
di oscuri presagi
una rondine bianca
perde il suo nido.