Pensiero 120

Quando non si trova alcun parallelo tra i pensieri e la realtà, capita di dubitare che la realtà sia degna di un pensiero.

Spazio e tempo 27

Tutto e niente nell’arco di un’ora, di un giorno, per sempre.

Pensiero 119

Chiedersi perchè la tristezza compie i suoi assalti più insidiosi la notte è una domanda di uno stupore vagamente ipocrita dato che le cause non sono poi così oscure. Ma il considerarle ignote e recondite contribuisce a dargli un senso di ineluttabilità che in certi casi è necessario ed allora forse è tutto un po’ vero.

Poesia 56

NON TI STUPIRE
Non ti stupire
Se una mente assente
Ti relega
In vicoli senza luce.
È la mia presenza.
L’urlo lontano
Dell’ultima stella caduta
Vagando tra
Le nebbie dell’autunno passato
Non presta attenzione
Agli occhi che
Appesi a
Spiragli di cielo
Cercano la nuova luna.
Non vedi
Il mio cuore che
Palpita ancora
Nella tua mano
Perduta
Nella palude dei ripensamenti.
Cercando lontano
La dolce musica
Della
Mancanza di battaglie
Come da sempre
Mi ha lasciato solo
Col vantaggio
Che nessuno
Ti recherà notizia
Di nuove sconfitte.
Mi ucciderò forse
Un giorno
Annegando in una
Stroscia retorica
Per mancanza di paragoni.
Tra le poche speranze
Ho quella
Di morire lontano
Per ucciderti
Un poco di meno.

Pensiero 118

Una vita, come tutti, nella quale le paure hanno la funzione unica di abbracciarci dall’inizio alla fine.

Pensiero 117

Pazzia e suicidio; due nemici che viaggiano insieme ad un amico comune: la mente che li ospita.
Un pensiero semplice e banale ma con qualcosa di vero; almeno due.

Pensiero 116

Se nel cielo vedi morire una stella, stringi forte i pugni, serra lo sguardo e, con l’ultimo riflesso d’un immagine prigioniera per sempre, scendi da cavallo: sei arrivato.

Pensiero 115

La morte è sottile al punto che le basta mettersi di profilo per non farsi più scorgere.

Sensazioni 73

Può accadere che sia proprio la speranza ad inibire l’azione lasciando che la personalità precipiti in un limbo di obiettivi rimandati o da rimandare all’infinito.

Pensiero 114

Per Kierkegaard la pena era un castello feudale dal quale ogni tanto si librava per afferrare la sua preda. La mia non ha nulla di fastoso, non è neppure un vecchio edificio fatiscente, in verità non è neppure visibile, è solo uno stupido, piccolissimo anaerobio che si limita a divorare le indifese cellule della mia speranza con costanza allucinante, senza che nessuno possa fermarlo.